Letture e riletture


22.10.02
Recensione inviata da PProserpina
Senza sangue di Alessandro Baricco
Sono rimasta per almeno 30 secondi immobile a fissare la pagina bianca. L'ultima pagina, quella con cui termina ogni libro. È finito, mi son detta, e non capivo cosa significasse in realtà la parola finito. Così? Impossibile. Non è finito e forse non è mai iniziato.
La storia della guerra e della vendetta, di una bambina assorta nel suo mondo ovattato, rimasto tale grazie a chi l'aveva salvata ignorandola. Il libro ha una postura fisica, una posizione "magica", fetale e perfettamente allineata, un po' in bilico ma indiscutibilmente affascinante. Una donna dai capelli bianchi in cui non si rispecchia subito l'ombra del sangue versato, dal padre e del padre. Di quel fratello bambino con un fucile in mano.
È finito e son passati secondi ed ancora interminabili secondi, prima che io avessi il coraggio di chiudere il libro. La testa ancora immersa in quelle parole, il tempo fermo, il fiato mai ripreso. Come se avessi inspirato alla prima parola ed espirato solo dopo i 30 secondi di pagina bianca, l'ultima. Possono essere fatali quei 30 secondi, perché le parole non ti ossigenano più e quel che resta è svegliarti e capire che è finito. Ripetere lentamente la parola È F I N I T O, assaporarne ogni lettera, sentirsi scorrere nelle vene quel che c'era e ora non c'è più. È finito, ma non per sempre.
Baricco si dimostra come sempre un esperto delle parole, capace di sorprendere e lasciare senza fiato. Dopo la diversità e difficoltà del romanzo City, che ha lasciato insoddisfatti molti palati, Senza sangue è il ritorno di Baricco narratore di luoghi sospesi tra il passato ed il presente, tra la polvere lasciata dalla scia della Mercedes ed il silenzio di una fattoria in fiamme. È tornato Baricco con i monologhi frenetici e le pause inaspettate, il Baricco che sa usare le parole, e le usa bene.
Senza sangue è un flash, ti abbaglia e sparisce. Come una bambina appesa ad un qualcosa che non è quel che pensi. Come una guerra, ma una guerra diversa.
Proserpina




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